googlef15934136261b1d4.html
ForumFree

Reply

Firma contro il maestro unico

« Older   Newer »
view post Posted on 25/10/2008, 07:44 Quote
Avatar

Advanced Member

Group:
Member
Posts:
1725

Status:


image
image

Da Il manifesto
AVVISO AL NAVIGANTE
Marco Revelli

«Attenti a voi, ragazzi». Così, ieri, il quotidiano Libero traduceva nel lessico dell'avvertimento mafioso, o dei bulli di periferia, l'«avviso ai naviganti» del capo del governo. E per chiarezza aggiungeva: «Studente avvisato...». Linguaggio incredibile, per tanto che si sia fatto il callo all'imbarbarimento in atto, che la dice lunga su quali umori velenosi debbono maturare nei retrobottega del governo, e voglia di menar le mani nell'ebbrezza di un consenso espugnato. E nel delirio di onnipotenza di chi sente di non avere avversari politicamente rilevanti.
Poche ore più tardi, dall'altra parte del mondo, con raro sprezzo del ridicolo, il Grande Proclamatore si rimangiava tutto, negando quello che i giornalisti di tutta Italia avevano ascoltato, qui, con le proprie orecchie, e i quotidiani di ogni colore avevano pubblicato in prima pagina: «Mai pensato alla polizia nelle scuole». Esempio ineguagliato di cattivo maestro della menzogna. Modello di quella pedagogia dell'inganno che guida l'«opera riformatrice» di questo governo che pretenderebbe di riscrivere la sintassi elementare del nostro sistema formativo.
Certo da uno che ha, come luoghi simbolo del proprio «stile», la discoteca e il Bagaglino non ci si aspettava altro che la voglia di riempire scuole e università di uomini in divisa. Ma da un Capo dello Stato che invece la cultura alta la conosce e - lo sappiamo - la rispetta, ci saremmo attesi una parola più esplicita. Una difesa più limpida. Perché, in fondo, la natura di questa protesta che scuote le scuole di ogni ordine e grado è tutta qui: una difesa quasi disperata, un ultimo tentativo di salvare un residuo di dignità culturale di fronte alla marea montante dell'incultura, sociale e di stato. Una resistenza intergenerazionale e transpolitica - o metapolitica - contro l'ignoranza di governo che minaccia di abbattere e di travolgere quel poco di serietà professionale e di possibilità formativa che sopravvive nello spazio pubblico italiano.
Erano cinquant'anni che non si vedeva, nelle università, un'unità così ampia, dai rettori alle matricole, dai professori ordinari ai precari. E nelle scuole genitori, insegnanti, studenti, personale tecnico... Qualcosa vorrà ben dire: è ciò che si manifesta solo quando si avverte che è in gioco qualcosa di vitale. Che si è sotto una minaccia mortale. Non è il Sessantotto. O una sua ennesima replica, come ottimisticamente o all'opposto minacciosamente si dice. Quello vedeva - in uno scenario gioioso e giocoso - il conflitto tra studenti e autoritarismo accademico. Dava per scontata l'esistenza di un contesto scolastico garantito. Pretendeva di mutare la cultura ossificata dell'istituzione scolastica. Questa sommossa pacifica, invece, in un clima fattosi rigido, un po' plumbeo, sa di dover garantire la sopravvivenza stessa del proprio habitat scolastico. Di dover salvare un ruolo e uno spazio per la cultura in quanto tale.
Il Sessantotto poteva permettersi il lusso della battaglia politica. Questo pezzo di paese a rischio di naufragio sa di dover giocare una struggle for life più «originaria» ed elementare, che riguarda questioni come il rispetto di sé, la dignità collettiva, la serietà del sapere, la non negoziabilità di valori primari. A cominciare dal mantenimento in vita di un sia pur danneggiato e minacciato residuo di «spazio pubblico». Per questo non sarà facile metterlo a tacere.


dal sito Precari Scuola
FIRMA CONTRO IL MAESTRO UNICO





Edited by menichella - 25/10/2008, 15:36
 
PM Email Web  Top
view post Posted on 26/10/2008, 11:32 Quote
Avatar

Advanced Member

Group:
Administrator
Posts:
1227

Status:


Avrei un mucchio di cose da dire su scuola, università, ricerca e maestro unico. Per brevità, ma anche per un pizzzico di ignavia, mi limiterò a segnalare la lettera aperta di un iscritto, come me, alla FLC (Federazione dei lavoratori della Conoscenza) al segretario nazionale dello stesso sindacato. Ne saprete di più sulla Gelmini e su sua sorella, Cinzia, maestra e RSU eletta nelle liste CGIL.
lettera aperta di Vittorio Del Moro

 
PM Email Web  Top
view post Posted on 26/10/2008, 18:15 Quote
Avatar

Advanced Member

Group:
Member
Posts:
1725

Status:


Ennesimo fraintendimento... povero silvio... cllicca qui
 
PM Email Web  Top
view post Posted on 29/10/2008, 18:41 Quote
Avatar

Advanced Member

Group:
Member
Posts:
1725

Status:


‘’La polizia ignorava i violenti'’(29 ottobre 2008)

La testimonianza di Curzio Maltese:

“Provocatori in piazza, sembra un nuovo G8″


video repubblica .it

Gli sguardi dei giovani poliziotti (1.600 euro al mese, circa) sono altrettanto indifesi di quelli dei giovani studenti. Il copione è sempre quello. La caccia alle streghe è tornata, lo squadrismo pure: manca il morto. Ci auguriamo che la protesta possa essere sempre più creativa e non inficiata dai giochi violenti del potere.
 
PM Email Web  Top
view post Posted on 30/10/2008, 17:12 Quote

Member

Group:
Member
Posts:
128

Status:


Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (Adsn), a Roma l’11 febbraio 1950.

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasfornare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori, si dice, di quelle di stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.
Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi, ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.
(Pubblicato sulla rivista “Scuola democratica”, 20 marzo 1950)


Facciamolo leggere agli studenti, ai loro genitori, agli insegnanti, ai dirigenti scolastici, ricordiamolo ai cittadini.





 
PM Email  Top
view post Posted on 30/10/2008, 21:19 Quote
Avatar

Advanced Member

Group:
Administrator
Posts:
1227

Status:


È un piacere, Rossana, leggere questa tua citazione. Non è la prima volta che sul nostro forum, e sul sito, ricorriamo a Piero Calamandrei nelle occasioni importanti: l'abbiamo fatto per la difesa della costituzione, contro la guerra e per la pace e anche per la scuola.

Purtroppo, per citare un personaggio del nostro tempo che non si può minimamente accostare alla levatura di Calamandrei, "...non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire".

Non aggiungo altro perché (oggi) rischierei di prendermela con chi ha meno responsabilità nella situazione attuale: quel consistente manipolo di circa un terzo dei lavoratori della scuola che oggi non ha scioperato, meritandosi — mai come in questo caso — l'appellativo di crumiri.

 
PM Email Web  Top
view post Posted on 5/11/2008, 17:21 Quote

Member

Group:
Member
Posts:
128

Status:


Molti insegnanti e lavoratori della scuola avevano comunque partecipato allo sciopero del 17 ottobre. Purtroppo non si riesce mai ad organizzare un vero imponente sciopero generale di tutti i lavoratori della scuola, al di là dell'appartenenza a questa o quella sigla sindacale, che, almeno per un giorno, facciano sentire la loro voce al paese.
Non sono però d'accordo con il giudizio “moralistico” sui docenti definiti crumiri per non aver scioperato il 30 ottobre. Difendere con fermezza e decisione le proprie ragioni è non solo legittimo, ma necessario, in questo momento in cui la melmosa mucillagine in cui siamo immersi rende tutto terribilmente opaco ed equivoco. Ma posso assicurare che, fra quelli che non hanno scioperato, molti sono coloro che sono semplicemente stanchi avviliti demoralizzati, anche per una politica scolastica portata avanti da diversi decenni da destra, sinistra, centro e sindacati, senza distinzione alcuna.
Per battere questa politica occorre fare una battaglia culturale, che si richiami a ideali alti, bisognerebbe avere il coraggio di tornare a parlare e a fare un “Discorso sui Massimi Sistemi”, riguardo l'Istruzione, senza farsi intimorire da coloro che sono infastiditi da tale prospettiva e, in nome di un asfittico e miope pragmatismo, invitano ad essere realistici, a fare almeno qualcosa, oggi, qui ed ora, per gestire l'esistente. Bisognerebbe avere la capacità di analisi e di previsione che aveva quel grande Padre della Repubblica che fu Calamandrei, bisognerebbe imporre al Paese, al Parlamento una discussione alta, seria, nobile, ideale sul tema della Scuola dell' Università, della Ricerca. Non vedo nulla di ciò, né a destra, né a manca...
E' comunque vero che, a parte il mugugno e la geremiade che si sente in tutte le aule insegnanti, di fatto, nella quotidianeità, non pochi degli stessi insegnanti che manifestavano il 30 o il 17 ottobre, non disdegnano affatto di godere dei “vantaggi” che la “scuola-azienda” può offrire.
Sembrano non capire, costoro, che, ammesso che si riesca a fermare la crisi inarrestabile cui è destinato l'attuale sistema istruzione del mondo occidentale, occorre contrastare la logica dell'aziendalizzazione, quella che nelle singole scuole produce figure obiettivo, progetti extracurriculari a iosa, aumento esponenziale di una terrificante e inutile burocrazia che sfianca con richieste demenziali (ad esempio le schede da compilare introdotte dai famigerati Progetti Qualità! o griglie di valutazione con indicatori sempre più complessi e raffinati, per timore di accettare ciò che sembra ovunque inaccettabile, e cioè che nessuno è in grado di garantire l'oggettività assoluta); di fatto, quella logica ha introdotto tutta una serie di attività che hanno il solo scopo di giustificare la distribuzione di un “salario aggiuntivo” ad un certo numero di lavoratori, una percentuale minima rispetto alla totalità. Come non si comprende che non serve a nulla gratificare all'incirca il 20% del personale, dato che il Sistema Scuola è appunto un sistema complesso, se il restante 80% lavora male perché sottopagato o demotivato? Come si può pensare che, distribuendo la quasi totalità delle risorse disponibili in una scuola ad un numero ristretto di lavoratori (negli anni sempre gli stessi, in linea di massima), si può migliorare la Qualità dell'Offerta Formativa, per usare il linguaggio in voga nella Scuola-Azienda? Se in un consiglio di Classe di dieci docenti, solo due possono considerarsi docenti di qualità, davvero quel consiglio di classe, in virtù della presenza di due eccellenze, fa spiccare un salto di livello alla sua attività formativa? Anche il vecchio buon senso comune recitava: “una rondine non fa primavera”... neanche due.
Inoltre, tutti, o quasi, nelle singole scuole sanno che quel “salario aggiuntivo” non va a premiare i migliori fra gli insegnanti, quelli che producono (?) più e meglio, ma sanno che, non poche volte, quel “salario aggiuntivo” va a gratificare qualche “furbetto” che - legittimamente sia chiaro, il meccanismo lo consente - arrotonda una retribuzione poco dignitosa per un insegnante con una attività su cui non è quasi mai possibile esercitare alcun tipo di controllo, e la cui efficacia didattica è spesso assai dubbia. Siamo assai lontani dalla “meritocrazia”, nel caso a qualcuno venisse in mente di tirare in ballo questa storiellina, semplicemente si tratta del vecchio, vecchissimo meccanismo che consente di creare consenso offrendo diversi “piatti di lenticchie” ad un numero ristretto di pretoriani famelici, che arraffano a piene mani, in un desolante clima da Basso Impero. (In taluni casi, non saprei dire se sporadici, il piatto di lenticchie può anche diventare un pranzo luculliano... sempre poco certo in confronto ad altre prebende che girano in altri ambienti, ma 5000 € in più all'anno non sono pochi, per un insegnante che si mette a fare quattro o cinque progetti, o almeno non lo sono per me...)
Il mistificante equivoco che bisognerebbe battere è quello denunciato oltre mezzo secolo fa da Calamandrei: adesso però non c'è più bisogno di dirottare ricchezze dal pubblico al privato, adesso è direttamente dentro il pubblico, con la copertura del pubblico, che si possono perseguire gli interessi del privato.
Si utilizza il “pubblico” per coltivare e difendere interessi privati, di parte. Il pubblico che, in questo modo, paradossalmente garantisce pochi, e quando questo meccanismo non può più, oggettivamente, funzionare (e accade quando saltano certi equilibri, instabili), a salvare il pubblico sono chiamati tutti, ma di fatto tutti dobbiamo pagare per gli interessi di pochi. Stesso identico meccanismo in ogni settore: scuola, sanità, trasporti...
 
PM Email  Top
6 replies since 25/10/2008, 07:44
 
Reply

Fast reply

You need to register in order to post: click here